Gaffe antisviluppista

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, alla domanda sul perché lo spread tra titoli del debito pubblico spagnoli e titoli tedeschi sia oramai minore rispetto al differenziale tra Btp italiani e Bund tedeschi, dopo aver premesso che sono diverse le variabili in gioco, ha aggiunto che ciò potrebbe dipendere dall’annuncio di elezioni anticipate a Madrid e quindi dalla prospettiva di un nuovo governo. Era naturale fare il parallelo con l’Italia, dato che il quesito riguardava il confronto Spagna-Italia.
7 AGO 20
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Eppure il ministro sa perfettamente che, qualora si andasse al voto anticipato, non si potrebbe portare a termine la manovra di finanza pubblica e l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013 tanto caro a Via XX Settembre e su cui il governo s’è impegnato. Invece Tremonti ha fatto una gaffe che rivela quantomeno un po’ di sfiducia – magari inconsapevole – sulle sue possibilità di gestire il ministero dell’Economia sino alla scadenza della legislatura. La parte finale della manovra, l’attuazione nel 2013 della delega per la riduzione della spesa sociale, salvo il taglio lineare delle agevolazioni fiscali, si presenta complessa, certo, specie in presenza di quella crescita asfittica del pil stimata per quest’anno nel più 0,6 per cento e nel 2012 nel più 0,7. Non gli sarà sfuggito neppure che Mario Draghi aveva fatto notare che mentre la riduzione delle spese sarebbe compatibile con la crescita, perché consentirebbe una minore pressione fiscale, il taglio degli esoneri impedirebbe di attuare la mitigazione delle aliquote Irpef e quindi danneggerebbe la crescita.
Nonostante tutte queste difficoltà oggettive, ora Tremonti s’è impantanato in un decreto sullo sviluppo “a costo zero”, che non comporta alcun contributo alla crescita tramite le forze del mercato. Il super ministro che dopo aver varato una maxi manovra di pareggio del bilancio invoca elezioni anticipate per non portarla a compimento, però, non è soltanto suicida politicamente. Dimostra anche di non credere abbastanza alla sostenibilità della sua politica che non fa spazio a quella crescita che la Banca centrale europea, le agenzie di rating e i famigerati “mercati” ci chiedono. Il tempo per ricredersi, puntando sullo sviluppo e sulle immense capacità del paese, è quasi scaduto. Ma c’è, come ha detto ieri la non tenera cancelliera tedesca, Angela Merkel: “L’Italia ha tutte le possibilità di riconquistare la fiducia dei mercati”. Tremonti farebbe bene a crederci, e soprattutto ad agire di conseguenza.